Il Dpcm del 4 maggio, meglio noto come ‘decreto rilancio’, lascia a bocca asciutta i vettori dei trasporto turistico in autobus. Un settore “completamente dimenticato” secondo il Comitato dei Bus Turistici Italiani.

 «Senza lavorare», ammonisce il presidente del Comitato, Riccardo Verona, «non serve rimandare le scadenze. I soldi che non ci sono oggi non ci saranno a maggior ragione tra qualche mese. Il nostro settore è parte integrante del turismo, muove centinaia di migliaia di ospiti verso località di vacanza e città d’arte, oltre a contribuire in modo decisivo anche alla filiera di congressi ed eventi. Il Governo di tutto questo sembra rendersi conto solo a parole, parlando del turismo come di un settore fondamentale per l’economia del nostro Paese, senza poi mettere in campo alcunché per sostenerlo. Anzi, dando soldi ed aiuti alle aziende pubbliche, creando di fatto concorrenza sleale e la morte di migliaia di piccole e medie imprese».

«Servono contributi a fondo perduto per 120 milioni di euro da destinare alla svalutazione dei mezzi», entra nel merito Verona, «cifra non impossibile con una concreta volontà politica. Inoltre stralcio delle imposte per tutto il 2020 e misure specifiche sul costo del lavoro, come l’azzeramento, per il 2020 ed il 2021, dei contributi per i lavoratori stagionali e il dimezzamento per i dipendenti fissi. Sono quindi necessari fondi per compensare le perdite e ripatrimonializzare le aziende. Infine servono forme di finanziamento a tassi minimi finalizzate al mantenimento di una forza lavoro destinata, al momento attuale, a lasciare 40mila famiglie senza occupazione».

Il Comitato Bus Turistici Italiani rappresenta oltre seimila aziende di un settore che, nella stagione dei viaggi, dà lavoro a 40mila famiglie con un fatturato di quasi 3 miliardi di euro. E che quest’anno «risulterà praticamente azzerato». Una realtà totalmente in ginocchio che prospetta lo sciopero fiscale.

Comitato Bus Turistici contro DL Rilancio 2020